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Candy Candy

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DUE AMICHE E UN BAMBINO
Tratto da "Il romanzo di Candy- il mistero del principe"

La Casa di Pony, costruita con tronchi e mattoni, era vecchia e un po' cadente, ma sembrava brillare al sole più di ogni altra cosa al mondo, perchè aveva un segreto dietro le sue pareti.
Sorgeva nella campagna a sud del lago Michigan, in mezzo a una piccola valle fertile circondata da colline basse dalle tinte così delicate che sembravano essere state dipinte ad acquerello.

Il segreto di quella casa nessuno lo conosceva con precisione, ma si diceva che era il segreto che portano nel cuore tutti i bambini che non hanno mai conosciuto il papà e la mamma. La Casa di Pony, infatti, era un orfanotrofio.
In verità, non era un orfanotrofio come tutti gli altri, dove ci sono istitutori severi e maestri burberi, dove i bambini devono indossare una divisa come se fossero dei soldati, e dove ogni cosa viene fatta senza fantasia e senza gioia nel cuore.

Era, invece, proprio una vecchia casa , una specie di fattoria, di quelle che ogni bambino sogna. La Casa di Pony era accudita con molta fatica da due donne caritatevoli, le quali avevano dedicato la loro vita ai bambini orfani e a quelli che erano stati abbandonati.
Si chiamavano Miss Pony e Suor Maria.

Era l'ora di pranzo. Una decina di bambini, maschi e femmine, di ogni età, avevano un gran da fare attorno al lungo tavolo già apparecchiato con belle scodelle colorate. C'era una gran confusione, mentre le due donne indaffarate un po' ridevano e un po' raccomandavano ai bambini di star buoni.
Quello che urlava e protestava più di tutti era Tom. Era tanto piccolo che portava ancora i pannolini e doveva essere imboccato da qualche bambino più grande. Ma era anche capace di saltar giù dallo sgabello alto e perfino di arrampicarsi sul davanzale della finestra.
Dal davanzale, infatti, Suor Maria lo aveva appena acciuffato per rimetterlo sullo sgabello, ma Tom continuava a protestare, a gridare e a indicare la finestra.

Pareva volesse dire qualcosa e continuava ad allungarsi verso la finestra.
"Da bravo, Tom, mettiti quieto e mangia" diceva Suor Maria.
Ma Tom insisteva, agitandosi e farfugliando.
Le sue "parole"era incomprensibili per chiunque tranne che per Suor Maria, la quale capiva i bambini proprio come sanno fare le mamme.
Questa volta, però, anche Suor Maria non riusciva a capire.
"La neve? Si, Tom, c'è tanta neve, fa freddo, lo so. Ecco, tieni, mangia"
Niente da fare. Tom si agitava, testardo, sul punto di piangere.
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Allora, tutti ammutolirono e lo guardarono. Ci fu un attimo di silenzio profondo, come se quei bambini stessero per ricevere un dono.
"Ssssss..." sussurrò Miss Pony "Suor Maria, ascolti!".
I bambini guardarono in direzione della finestra e questa volta fu la stessa Suor Maria a lasciare ogni cosa e ad avvicinarsi ai vetri.
"Oh, santo cielo!" esclamò "Ma è il pianto di un bambino!" e si precipitò fuori dalla porta d'ingresso.

Entrò l'aria frizzante della neve e i bambini si affacciarono sulla soglia di casa.
"Suor Maria, stia attenta... può scivolare!" gridò Miss Pony.
Tom, confuso tra le gambe dei compagni come se fosse in un bosco, finalmente sorrideva, con in pugno un cucchiaio.
Suor Maria era corsa avanti saltellando sulla neve e, tirandosi su i bordi della veste, guardava da ogni parte per capire da dove provenisse il pianto. Finalmente:
"E' qui, Miss Pony, è qui!" gridò.
Dietro Miss Pony si fecero coraggio i bambini più grandi, e tutti adesso stavano chini su una cesta.
"Ecco cosa voleva dirci Tom!" esclamò Miss Pony.
"Abbandonare un bambino nella neve!"
"Come strilla, Dio mio!"
"Hanno lasciato un biglietto, guardi, Suor Maria!"
Miss Pony lesse il biglietto ad alta voce:
"Non sono più in grado di occuparmi della mia bambina. Spero con tutto il cuore che possiate farlo voi per me. La mia bambina si chiama Annie"
Suor Maria e Miss Pony, che si erano inginocchiate vicino alla cesta, adesso avevano sollevato delicatamente la bambina.
Miss Pony la stringeva a sè mormorando:
"Annie, piccola mia... Ninna-nanna... vieni, amore..."

Era una bella giornata, il sole splendeva tra i rami degli alberi e brillava sulla distesa di neve. Annie aveva smesso di piangere e rideva felice.
"Vede? Sta ridendo, ha capito che le vogliamo bene!"
Suor Maria non aveva finito di esprimere la sua gioia che un nuovo pianto echeggiò attorno, tra la neve e i cespugli.
Allora, come un richiamo, anche Annie ricominciò a piangere.
Cosa stava accadendo? Le due donne si voltarono per cercare di identificare il luogo da cui proveniva il lamento.
"Ma c'è un altro bambino! E' lì, Miss Pony, è lì sotto quell'albero... Presto!" e continuò a saltare nella neve.
Il nuovo arrivato piangeva e gridava come un forsennato. Aveva una voce alta e stizzita come se l'avessero appena staccato dal seno della mamma. Suor Maria sollevò il neonato. Era emozionatissima.
"Non piangere, non piangere. Che bello!" esclamò.
Sopraggiunse Miss Pony.
"C'è anche qui una lettera?" domandò.
"No" rispose Suor Maria "C'è solo questa bambola. Ma qui c'è scritto, si, qui sulla bambola, guardi: Candy. Candy, è così che ti chiami?"
"Candy. E' un bellissimo nome".
A sentir pronunciare quel nome, la neonata sussultò di allegria e smise di gridare.

"E va bene, ti chiameremo Candy".
Nello stesso momento anche Annie ricominciò a ridere. Sembrava che le due bambine avessero capito cosa c'era nel cuore di Miss Pony e Suor Maria.
"Le piace il nome che le abbiamo dato!"
"Già, ma quale cognome le diamo, Suor Maria?".
"Chissà" rispose Suor Maria "Facciamo così: dato che l'abbiamo trovata in mezzo alla neve, la chiameremo Candy Candy".
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