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Una rogna da grattare!!!

"Non avrà mica la rogna?!" è la accorata domanda che spesso compare sulla bocca dei proprietari di cani colpiti da una qualsivoglia patologia infiammatoria della cute.
Questa notissima malattia incute ancora esagerati timori forse per il ricordo di passati pruriti, retaggio di tempo in cui, insieme ai pidocchi, gli acari facevano parte del corredo personale di molti individui.
Quasi debellata nel mondo occidentale nella variante umana, la rogna continua ad essere presente, nelle sue diverse forme, nei nostri amici a quattro zampe.

Il cane può essere colpito da tre tipi di questa parassitosi diverse per agente causale, gravità e diffusione.
La rogna sicuramente meno grave è la cheiletiellosi provocato da un acaro relativamente grosso, cheiletiella parasitivorax, che vive sulla superificie cutanea dell'animale e lo punge per nutrirsi.
Questo insetto compie l'intero ciclo vitale annidato tra i peli tra i quali depone  le uova ed ha una breve vita (10 giorni) nell'ambiente esterno.

La malattia è facilmente trasmissibile sia per contatto diretto che attraverso materiali contaminati ed è tipica di luoghi nei quali vi è grosso affollamento di animali come negozi, allevamenti ecc..

I segni clinici della cheiletiellosi sono limitati  ad un prurito più o meno intenso ed alla comparsa, sul pelo del cane, di una notevole quantità di forfora, caratteristica questa molto peculiare. Solo nei casi più gravi e reiterati si può avere la comparsa di una dermatite.

Il gatto può essere colpito da questo parassita mentre l'uomo, venutone a contatto può manifestare piccole papule di natura più che altro allergica.

Una diagnosi precisa viene fatta ricercando al microscopio l'acaro, o presente nella forfora prelevata dal pelo mediante pettinatura o con una striscia di scotch adesivo (scotch-test). Essendo un tipo di rogna molto superficiale la cheilettielosi è facilmente eliminabile utilizzando i più comuni antiparassitari ad uso esterno e disinfettando eventualmente l'ambiente con prodotti ad uso domestico.

Di ben altra gravità è sicuramente  la rogna sarcoptica, meglio conosciuta come scabbia provocata da Sarcoptes Scabiei, acaro che nelle sue diverse varianti provoca la malattia in quasi tutte le specie di animali domestici.  Il parassita scava gallerie nell'epidermide e lì compie, in tre settimane, il suo ciclo vitale, riproducendosi.   Non avendo lo stesso acaro praticamente alcuna vita all'esterno fa si che la scabbia sia trasmissibile solo con per contatto diretto ma con altissime percentuali di contagio.

Gli animali colpiti manifestano grattamenti continui causati dal notevole prurito associati ad una nutrita varietà di lesioni infiammatorie della cute come alopecia, ipercheratosi (aumento di spessore), eritemi, papule, ecc. spesso complicate da batteri e lieviti opportunisti.

La scabbia viene diagnosticata  ricercando gli acari responsabili in raschiati cutanei visti al microscopio. L'operazione non è facile visto il basso numero di parassiti rispetto all'estensione delle lesioni e la loro profonda localizzazione. Nonostante tutto il sarcoptes è sensibile a molti antiparassitari sia topici che sistemici per cui la cura si rivela quasi sempre efficace. A tal fine vengono impiegate spugnature di Amitraz, iniezioni sottocutanee di ivermectina, applicazioni spot-on di Selamectin e somministrazioni orali di Milbemicina Ossima.

Se venuto a contatto con la varietà canina del parassita l'uomo non sviluppa la malattia ma soggetti sensibili possono manifestare reazioni allergiche sovrapponibili a quelle già descritte  per la cheiletiellosi che regrediscono spontaneamente con la guarigione dell'animale.

Terza ma non ultima per diffusione è la rogna demodettica più frequentemente conosciuta col nomignolo di "rogna rossa". Questa patologia  è causata da un lungo ed affusolato acaro, demodex canis, che trova collocazione in follicoli piliferi e ghiandole annesse. Non sempre la sua presenza genera malattia : numerosi sono i soggetti portatori asintomatici di questo parassita. La trasmissione avviene  in ogni caso per contatto diretto (lungo) ed è trasmesso il più delle volte dalla madre alla prole nei primi giorni di vita.

Tipica di animali giovani, la rogna rossa difficilmente si manifesta in cani adulti e sani ma può comparire in quelli debilitati. Clinicamente la parassitosi può presentarsi in due forme. La demodicosi "localizzata" caratterizzata da piccole  aree alopeciche poco pruriginose, spesso autolimitanti, che non di rado tendono ad una guarigione spontanea. Nel 10-15% dei casi questa forma può evolvere nella demodicosi "generalizzata" che interessa gran parte del corpo dell'animale con vaste aree eritematose decisamente pruriginose e lesioni spesso complicate da microorganismi opportunisti.

La cura si rivela ardua e difficoltosa e soprattutto di lunga durata. La terapia topica di base richiede l'impiego quotidiano di preparati a base di Amitra2 preceduti spesso da shampoo ad azione cheratolitica e antiseborroica che ne facilitano la penetrazione. A questi vanno associati farmaci per via orale, normalmente utilizzati per la prevenzione della filariosi, a dosaggi elevati come moxidectina (guardian) milbemicina ossima (interceptor) o ivermectina (ivomec).

Assolutamente non contagiosa per l'uomo che può, in via del tutto eccezionale,  sviluppare la già citata reazione allergica. 

a cura del veterinario  Dr. Giovanni Gallotti