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Quando gli artigli graffiano

Da tempo immemore l' uomo ha imparato a riconoscere negli artigli dei felini una micidiale arma di offesa e pochi proprietari di gatti possono affermare di non avere mai avuto a che fare con qualche zampata, anche a fin di gioco, del loro beniamino.  A volte purtroppo il graffio del micio può provocare, al di là di dolore e infiammazione locali, una vera e propria patologia chiamata appunto "malattia del graffio da gatto".

Questa è rimasta un mistero sotto molti punti di vista per decenni e proprio per questo motivo, come tutte le cose poco conosciute,  eccessivamente temuta se non addirittura  demonizzata. Recentemente, visto l'aumento dei casi verificatisi, gli studi su di essa si sono fatti più approfonditi e molti aspetti della patologia sono stati finalmente chiariti. 

Innanzitutto si è scoperto l'agente eziologico: Bartonella Henselae, un batterio che vive e si moltiplica nei globuli rossi del gatto. Dal sangue di quest' ultimo viene poi veicolato alle ghiandole salivari quindi alla bocca  ed infine alle unghie   col leccamento delle stesse, che i felini sono soliti fare durante le quotidiane e minuziose opere di pulizia. Il batterio permane attivo nel sangue anche per due anni anche se, di solito,  nel gatto non dà sintomi ad eccezione sporadicamente di lievi rialzi termici, leggeri ingrossamenti dei linfonodi e stomatiti soprattutto in soggetti colpiti da sindromi da immunodeficienza felina (fiv).

I maggiori portatori della malattia sembrano essere i soggetti più giovani ed un veicolo della patologia tra i felini sembrano essere le pulci. Nonostante ripetute ricerche risulta comunque  ancora molto difficile individuare i soggetti portatori mediante test di laboratorio effettuati su campioni di sangue di gatto. Nell'uomo la forma tipica presenta un arrossamento ed un gonfiore nel punto del graffio seguito da un ingrossamento dei linfonodi vicini che può durare settimane o addirittura mesi associato a volte e sintomi generici come febbre e malessere generale.

Esiste una forma oculare dovuta allo sfregamento della lesione contro le congiuntive ed esistono forme atipiche e complicate da batteri opportunisti. Forme gravi, soprattutto con sintomi neurologici, si possono verificare in soggetti immunodepressi come malati di hiv o sottoposti a terapie antirigetto dopo i trapianti. Probabilmente l'aumento di casi di malattia da graffio è dovuta all'aumento di   questi soggetti che più facilmente possono palesare i sintomi.

Il decorso e la prognosi in soggetti sani sono assolutamente benigni. Una terapia a base di antibiotici  ad ampio spettro consente di risolvere  il problema in alcune settimane.  Non esistono in letteratura protocolli terapeutici per il gatto vista anche la difficile identificazione di animali portatori. La profilassi della malattia deve basarsi sulla adozione di misure igieniche generali: evitare di esporre ferite aperte al contatto col gatto e disinfettare prontamente lesioni da graffio e da morso.

Una adeguata lotta alle pulci del gatto diminuisce sicuramente il rischio di diffusione del batterio. Una volta che un proprietario manifesta  la malattia non serve allontanare il gatto  in quanto viene evocata nel ferito una immunità persistente in grado  di proteggerlo nel futuro.

Comunque questa patologia  tende a presentarsi sporadicamente con casi isolati.

a cura del veterinario  Dr. Giovanni Gallotti

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