maialino.it

 

Libri Cinema Teatro Gossip Animali Cartoni Musica Gallery Home

Filariosi Cardiopolmonare       

Probabilmente in questo scorcio di millennio non esiste proprietario di cani che non ha mai sentito parlare di filariosi cardiopolmonare. Purtroppo c'è ancora chi non mette in atto tutte quelle ormai notissime norme profilattiche volte ad impedire che questa parassitosi minacci gravemente la salute dei nostri beniamini a quattro zampe.
Rimane proporzionalmente elevato il numero di quei soggetti che tuttora si ammala e giunge a morte per tale malattia.
Normale che per i più la parola filaria sia sinonimo di situazione irrecuperabile.

Fortunatamente la scienza veterinaria ha fatto notevoli progressi anche in questo senso e questa malattia ora è spesso guaribile. Dopo accurata diagnosi i cani colpiti vengono divisi in classi a seconda della sintomatologia riscontrata ed in base a queste vengono poi scelte le appropriate linee terapeutiche da seguire.

Gli obiettivi della cura sono principalmente due: eliminare i parassiti e ripristinare, per quanto possibile, una soddisfacente situazione cardiocircolatoria. Attualmente per portare a morte le filarie adulte (macrofilarie) viene utilizzata la Melarsomina, farmaco in grado di esplicare la sua attività rapidamente verso i parassiti presenti in cavità cardiache ed arterie polmonari senza grossi effetti collaterali.

Questo principio attivo ha sostituito i vecchi derivati arsenicali la cui tossicità era tale da portare, non di rado, al decesso dell'animale trattato. Una volta morte, le macrofilarie vengono trasportate dal torrente circolatorio al polmone dove permangono fino alla loro completa disgregazione messa in atto, in un paio di mesi, dal sistema immunitario. In questo periodo possono verificarsi fenomeni reattivo-infiammatori (polmoniti) ed embolici, complicanze riducibili al minimo utilizzando acido acetilsalicilico (aspirina) 10 - 15 giorni prima della Melarsomina e 30 - 60 giorni dopo.

A seguito del trattamento adulticida è consigliabile tenere il cane a riposo più o meno forzato a seconda delle condizioni cliniche. Dopo un mese circa allo stesso viene inoculata dell'ivermectina che, a dosaggio appropriato, è in grado di eliminare anche tutte le forme immature eventualmente presenti.

Alla prima classe terapeutica appartengono cani con filariosi asintomatica o subclinica cioè animali ai quali è stata diagnosticata la malattia mediante test specifici ma non presentano segni evidenti della stessa. L'utilizzo dei farmaci precedentemente descritti solitamente porta ad una guarigione completa e rarissime sono le complicanze.

Nella seconda classe terapeutica vengono inseriti cani nei quali la malattia comincia a manifestarsi clinicamente senza tuttavia compromettere seriamente la vita dell'animale.
Questi soggetti presentano tosse moderata principalmente sotto sforzo con conseguente minor rendimento atletico, a volte ingrandimento di atrio e ventricolo destri rilevabili con elettrocardiogrammi e radiografie toraciche.

I tests ematologici effettuati sono decisamente positivi.

La terapia è la medesima della prima classe e la prognosi è solitamente favorevole ma più frequenti sono le complicazioni polmonari comunque solitamente trattabili.

A questi soggetti viene imposta una drastica riduzione dell'attività fisica fino allo scioglimento delle riserve prognostiche. Le complicazioni polmonari in questo caso vengono curate con cortisonici e viene messa in atto una copertura antibiotica ad ampio spettro. Alla terza classe terapeutica appartengono soggetti nei quali la situazione cardiocircolatoria è già decisamente compromessa. In questi animali è possibile riscontrare tosse intensa con difficoltà respiratorie (dispnea) ed intolleranza ad ogni esercizio fisico. All'ascoltazione del torace vengono rilevati soffi ed altre alterazioni dei toni cardiaci associate a svariati rumori polmonari.

Questi soggetti non raramente presentano un aumento di volume del fegato e versamenti liquidi in addome (ascite). Notevoli anomalie sono rilevabili in esami elettrocardiografici e radiologici. In questi casi è d'obbligo una pronta stabilizzazione delle condizioni cliniche del paziente che, sottoposto a terapia adulticida in situazione critica, giungerebbe quasi sicuramente a morte.

Ad un riposo forzatissimo vengono associati cortisonici ed antibiotici per ridurre problemi polmonari e farmaci in grado di migliorare la funzionalità cardiocircolatoria. Nei soggetti meno gravi e stabilizzati viene praticata una sola delle due iniezioni adulticide previste nelle 24 ore. La seconda ed eventualmente una terza vengono rimandate di sei mesi circa, dopo accurato riesame del paziente.

Nei casi più gravi la terapia medica è sconsigliatissima ed in queste situazioni l'unica soluzione possibile rimane un intervento chirurgico molto particolare e rischioso: con pinze a "coccodrillo" ("alligator") è possibile raggiungere le cavità cardiache passando da un foro praticato nella vena giugulare ed una volta raggiuntele sfilare letteralmente da esse i vermi adulti. Superfluo dire che l'intervento non è scevro da rischi, anzi, la mortalità intra e post operatoria rimane elevata.

Non esistono momenti più o meno opportuni per effettuare una terapia filaricida ma sicuramente condizioni ambientali poco propizie (caldo e freddo eccessivi) potrebbero accentuarne le complicanze.

Laddove possibile l'intervento farmacologico andrebbe effettuato nelle stagioni primaverili ed autunnali.
Fondamentale rimane, ai fini prognostici, una precoce diagnosi e con essa una altrettanto pronta terapia.

a cura del veterinario  Dr. Giovanni Gallotti

Libri Cinema Teatro Gossip Animali Cartoni Musica HOME